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In un contesto di ristrutturazione residenziale certificata energeticamente, l’integrazione di sensori IoT non si limita al monitoraggio passivo, ma diventa il motore attivo di ottimizzazione continua, garantendo dati affidabili per APE digitali e audit energetici. La sfida sta nel coniugare precisione tecnica, compatibilità elettromagnetica e conformità normativa UNI CEI 112 e UNI EN 15265, rendendo necessaria una progettazione stratificata e validata.

1. Fondamenti: certificazione energetica italiana e il ruolo critico dei dati ambientali IoT

“La certificazione APE non è più un certificato statico, ma un sistema dinamico: i sensori IoT trasformano la costruzione da oggetto passivo a entità intelligente, capace di auto-ottimizzarsi e verificare costantemente la propria efficienza energetica.”

La normativa italiana, in particolare il Decreto Legislativo 192/2005 e il Regolamento UE 2012/2272, impone che gli edifici certificati siano dotati di un sistema di monitoraggio continuo delle condizioni ambientali interne ed esterne. I parametri chiave sono temperatura, umidità relativa, concentrazione di CO₂, illuminazione (lux), e consumo energetico locale (kWh/m²/anno). Questi dati, raccolti in tempo reale, alimentano la validazione dell’APE e sono fondamentali per rilevare inefficienze, degradi termici o surriscaldamenti non immediatamente visibili.

Tipologie di sensori compatibili:

  • Sensori di temperatura e umidità: tipicamente a resistenza NTC o capacitivi, con precisione ±0.5°C e ±3% RH, certificati UNI 13491;
  • Sensori CO₂: a fotoionizzazione o a infrarossi non dispersivi (NDIR), con soglia di attivazione a 800 ppm, frequenza di campionamento 1 Hz per dati affidabili;
  • Sensori luminosi: fotodiodi o fototransistori con range 0–10.000 lux, linearità <3%;
  • Sensori di consumo energetico locale: smart meter o dispositivi a corrente differenziale, con comunicazione via Modbus o M-Bus, precisione <1%;
  • Sensori ambientali multi-funzione integrati (es. BME680): combinano temperatura, umidità, pressione atmosferica e CO₂, ideali per retrofit senza cablaggi invasivi.

La norma UNI CEI 112:2017 definisce i requisiti per la validità dei dati IoT in contesti certificati, richiedendo:
– Calibrazione tracciabile in laboratorio accreditato (UNI EN ISO 17025);
– Registrazione delle condizioni ambientali durante la fase pre-ristrutturazione;
– Documentazione delle procedure di installazione e manutenzione;
– Sicurezza informatica per la protezione dei dati (UNI CEI 63054).

2. Architettura IoT stratificata per ristrutturazioni: dalla mappatura alla validazione

Fase 1: mappatura dei punti critici ambientali e energetici pre-ristrutturazione
Utilizzare un audit termografico con drone termico (es. FLIR Boson) o termocamere portatili (FLIR E86) per identificare dispersioni termiche, ponti termici e zone di accumulo freddo. Abbinare misurazioni puntuali con sensori certificati UNI 13491 per validare la qualità dei dati raccolti.
*Checklist consigliata:*

  • Verificare assenza di interferenze elettromagnetiche (CEM) con misuratore di campo EMC (es. Rohde & Schwarz GS370);
  • Posizionare sensori APE in punti strategici (camere da letto, soggiorno, cucina, cantine);
  • Documentare orientamento, materiali e infiltrazioni previste in progetto BIM.

Fase 2: scelta sensori e protocollo di comunicazione
Per un retrofit in edifici storici, privilegiare sensori a basso consumo con alimentazione a batteria a lunga durata (es. con harvesting energetico da luce o vibrazioni) e protocolli wireless robusti:
LoRaWAN: ideale per copertura estesa e basso consumo, range fino a 15 km in area aperta, frequenza sub-GHz;
BLE (Bluetooth Low Energy): per gateway locali in ambienti chiusi, integrabile con smartphone o tablet per monitoraggio rapido;
Zigbee: soluzione mesh per reti locali affidabili, bassa latenza, compatibile con BMS esistenti.
L’adozione di protocolli con autenticazione AES-128 e certificazione MQTT (X.509) garantisce trasmissione sicura verso piattaforme cloud o on-premise.

3. Installazione fisica e cablaggio ottimizzato: evitare interferenze e preservare l’involucro termico

“Un cavo non necessario è un rischio: il cablaggio deve essere minimo, posizionato in coordinate tracciate, e preferibilmente ridotto a un sistema wireless multichannel per data streaming in tempo reale.”

Il posizionamento dei sensori deve rispettare rigorosi criteri:
– Evitare zone di forte interferenza elettromagnetica (vicino a impianti elettrici, trasformatori, apparecchiature radio);
– Installare sensori di temperatura e umidità a 1,5–2 m di altezza, lontano da correnti d’aria dirette o fonti di calore locale (elettrodomestici, radiatori);
– Sensori di CO₂ e luminosità collocati in aree di vita frequentata, non in ambienti tecnici;
– Per il retrofitting in edifici storici, utilizzare fori minimi con tecniche non invasive (perforazioni a basso impatto, adesivi termoresistenti) e certificare ogni intervento secondo UNI CEI 112 per non compromettere l’involucro termico.

Metodo per ridurre il cablaggio:
– Uso di gateway centralizzati wireless con porte multi-canale (es. sensor nodes con LoRa o Zigbee);
– Implementazione di una rete mesh per ridurre la necessità di cablaggi fissi;
– Progettare un sistema modulare con nodi sostituibili, per futuri aggiornamenti senza interruzioni strutturali.

Procedure di calibrazione on-site:
– Con NIST-traceable standard (es. termometro certificato UNI 13491), confrontare letture sensori con riferimento in camera climatica;
– Documentare offset, errore sistematico e temperatura di riferimento in log digitale;
– Ricalibrare stagionalmente o dopo interventi strutturali significativi (es. isolamento nuovo, sostituzione infissi).

4. Ac

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